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Yolanda By

Il marmo fatto gioiello. Qualcosa che rientra nelle cose insolite che succedono a Torino.

Valeria Eva Rossi è l’architetto che ha creato Pietraquadra.

L’abbiamo intervistata per sapere cosa vuole trasmettere con i suoi gioielli.

Perché hai scelto il marmo per creare i tuoi gioielli?

Perché sono nata a Carrara e Carrara è la città del marmo. Lì ci sono le bellissime Alpi Apuane, dove troviamo il famoso marmo bianco, lo stesso marmo che Michelangelo andava personalmente a cercare per realizzare le sue sculture.

Sono quindi legata ad una forte tradizione. Posso dire tranquillamente che il marmo sia nel mio DNA e lavorarlo per me è un ritorno alle mie origini, ma soprattutto la volontà di trasformare il marmo in un gioiello è il desiderio di riconoscergli una speciale preziosità che gli deriva dalla sua stessa natura e che si esplica a prescindere dalla scala dell’opera. Anzi, questo particolare potenziale viene accresciuto dal rapporto più personale che si crea con un oggetto che indossiamo, piuttosto che con qualsiasi altro oggetto.

Arrivi dal mondo dell’architettura; è stato difficile cambiare e lavorare con i gioielli?

Fondamentalmente no, perché il processo creativo è analogo nel progettare un edificio, un oggetto o un gioiello, inoltre come architetto già utilizzavo il marmo nell’architettura e negli arredi.

È stato un processo naturale tradurre il mio criterio progettuale nei gioielli di Pietraquadra, in fondo cambia solo la scala del progetto.

Qual è la parte che preferisci del tuo lavoro?

Sicuramente la parte creativa, anche se non mi dispiace la parte relazionale con il cliente curioso del prodotto. La storia che sottende la realizzazione di ogni prodotto, credo sia un passaggio molto interessante e avvincente.

La tua musa ispiratrice?

Pietraquadra non segue la moda del momento, ma crea un proprio stile basato sulla particolarità dei suoi prodotti, che vengono progettati traendo ispirazione da forme classiche, per poi tradursi in elementi di design contemporaneo.

Come ho già accennato, parto da un’impostazione al progetto di tipo architettonico, in particolare mi piace l’architettura minimalista di matrice orientale, alla Tadao Ando per intenderci.

Credo che quest’impostazione si ritrovi nei miei gioielli, nelle loro linee pulite, nel rapporto dialettico tra pieni e vuoti, luci e ombre. E nella ricerca degli equilibri perfetti: mi piace molto utilizzare materiali diversi tra loro, come per esempio il marmo insieme alla passamaneria, che uniti riescono a trovare un punto di dialogo e di fusione davvero inaspettati.

Altresì, le forme di Pietraquadra si legano idealmente ai principi del movimento moderno, personificato da Ludwig Mies van der Rhoe, noto anche per le sue numerose citazioni tra cui quelle a me più care “Lessi s more” (Il meno è il più) e “God is in the details” (Dio è nei dettagli).

Essenzialità delle forme e attenzione al dettaglio: dall’architettura alla moda il passo è breve, la stessa Coco Chanel sosteneva che “L’eleganza è ridurre il tutto alla più chic, costosa, raffinata povertà” è il “Meno è il più” che van der Rhoe perseguiva in architettura e nel design.

Come descrivi le donne che scelgono Pietraquadra?

Sicuramente curiose, essendo l’accessorio Pietraquadra particolare sei attratta da curiosità, dal desiderio d’indossare un gioiello nuovo, insolito.

E con molta personalità, perché è un prodotto non standardizzato, non omologato, spesso pezzo unico.

Il tuo sogno nel cassetto?

Riuscire a trasmettere quella che è la mia idea di accessorio e quindi trovare una nicchia di pubblico che la comprenda e la desideri.

Ti definisci una ambasciatrice del Made in Italy?

Ci provo, (ride). L’accessorio Pietraquadra è indubbiamente un prodotto 100% Made in Italy, a partire dall’ideazione, passando per i materiali, fino alla realizzazione vera e propria, che avviene secondo le regole della nostra migliore tradizione artigiana.

Qual è il tuo primo pensiero quando ti svegli?

Pietraquadra! (ride). Non ne sono ossessionata, sia chiaro, ho pensieri per alcune persone e per molte cose. Ma indubbiamente, in questo momento della mia vita, sto dedicando molte energie a questo progetto.

Racconta un aneddoto particolare o divertente dei tuoi viaggi.

Ricordo un’intervista per una tv cinese che mi fecero ad Hangzhou, in cui la giornalista mi faceva le domande in cinese (come se io capissi tutto), tradotte per me – fuori campo – dall’interprete cinese in inglese, mentre io rispondevo tranquillamente in italiano. Si parlava di Made in Italy!

È stato un momento molto divertente e un po’ surreale.

Cosa ti piace di Torino?

Di Torino mi piace l’urbanistica e l’architettura ottocentesca, i meravigliosi palazzi con le mansarde, tutto ciò mi ricorda tanto la Francia, che amo molto.

Mi piacciono molto i suoi giardini e i cortili nascosti delle antiche dimore, che si nascondono dietro bellissimi ingressi. Mi piace la luce fredda e intensa di certe giornate di sole, in cui si vedono in lontananza le Alpi innevate.

 
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